Una strategia di gestione delle Dolomiti deve basarsi innanzitutto sull’integrazione dei valori “estetico-paesaggistici” con quelli “geologico-geomorfologici” e sulla serialità e specificità di ciascuno dei nove “sistemi”. Tale strategia implica una cultura del paesaggio, che superi le prassi tradizionali e proponga concetti e metodi originali ed adeguati alla dichiarazione di “eccezionalità” formulata dall’UNESCO.
I valori “estetico-paesaggistici” e “geologico-geomorfologici” delle Dolomiti devono essere intesi come elementi interrelati e interdipendenti fra loro, cioè in una concezione olistica, comprensiva anche delle componenti biologiche e sociali. Valori non fissi o immutabili, ma dinamici, in sintonia con l’evoluzione di tutte le componenti suddette e quindi anche con l’evoluzione della società stessa. Ne consegue che una strategia di gestione deve confrontarsi anche con i modi con cui tali componenti vengono percepite e interpretate da coloro che hanno rapporti con queste montagne.
Viene indicato un percorso concettuale, che si articola attraverso le fasi di conoscenza, comunicazione, coscienza, protezione e valorizzazione:
- La conoscenza deve basarsi sull’analisi rigorosa delle peculiarità e delle dinamiche specifiche delle Dolomiti; tale conoscenza si articola nella ricerca interdisciplinare rigorosamente scientifica e nella interpretazione secondo originali codici di lettura, in una sintesi integrata di tipo olistico. Essa deve prevedere il superamento di impostazioni analitico-descrittive, per passare ad analisi sistemico-evolutive, che vedano il paesaggio come il complesso di fattori interagenti fra loro e strettamente collegati ad uno sviluppo socio-culturale.
- La comunicazione deve arricchire il sapere attraverso una necessaria comprensibilità; I due strumenti della comunicazione sono la divulgazione (convegni, dépliants, articoli, libri ecc.) e l’educazione/formazione (scolare, permanente, ecc). Un qualsiasi paesaggio diventa patrimonio comune e quindi “bene culturale” in tutti i suoi valori, soltanto quando la comunicazione porta ad una coscienza condivisa; questa permette non solo una partecipazione, ma soprattutto un consenso sulle scelte di gestione del territorio. Un progetto così concepito vede coinvolti, a diversi livelli, competenze e responsabilità di amministratori, operatori e fruitori.
- Per quanto riguarda la protezione e la valorizzazione, l’obiettivo non consiste nel programmare per proteggere e proteggere per gestire, bensì nel programmare per far conoscere, conoscere per sviluppare coscienza e sviluppare coscienza per valorizzare e per auto-proteggere. In sintesi, non una pianificazione “passiva” (“top-down planning”), ma “attiva” con un auto-coinvolgimento (“botton-up planning”).

